La violenza di genere


È sempre più diffusa la violenza sulle donne e su tutte le categorie che vengono considerate fragili,come migranti disabili o anziani. Esse vengono considerate fragili e, comunque, manipolabili, forse perché il cambiamento culturale non è riuscito a stare di pari passo con quello sociale. Una volta il ruolo dell’uomo era considerato anche legalmente superiore a quello della donna, ma oggi le cose sono cambiate e si parla di parità. La donna, che prima aveva bisogno anche economicamente dell’uomo, oggi riesce ad essere indipendente e ad avere maggiore autorevolezza. In Italia, purtroppo, è ancora radicato nella nostra cultura il privilegio della preminenza maschile, ed è a tal punto male interpretato che, spesso, degenera nelle violazioni dei diritti fondamentali della donna, quali quello alla vita, alla dignità, alla libertà, alla sicurezza, all’integrità fisica e mentale e all’uguaglianza tra i sessi. Molto contribuiscono i mass media che ripetono fino all’ossessione le notizie di violenza , di stupri e di femminicidi, e gli stessi operatori della televisione utilizzano un linguaggio volgare, e a volte minimizzano gli atti violenti. Ma la cosa più grave, quasi a riscontro di quanto detto, è che gli stessi operatori della Giustizia, quasi come paradosso, hanno qualificato come semplice «bravata» tra tifosi l’omicidio di un giovane nei pressi dello stadio a Roma, quasi a rubricarlo come un semplice episodio di routine; questo stesso atteggiamento è tenuto nei casi dei femminicidi, considerati come fatti occasionali, conseguenti verosimilmente solo a forti emotività. Anche via web, purtroppo, esiste la minimizzazione della violenza con grave danno per i ragazzi che usano questo strumento di comunicazione. Chi può contribuire al cambiamento di questa società così malata? Senza alcun dubbio la famiglia, la Scuola ed anche la Chiesa. I genitori saggi e responsabili, quando parlano con i figli, dovrebbero mettere sempre, fin dai primi anni, sullo stesso piano il «maschietto» e la «femminuccia» senza fare mai alcuna distinzione di superiorità. La Scuola può e dovrebbe fare opera di prevenzione attraverso una formazione educativa di rispetto reciproco dei generi, e la Chiesa dovrebbe concorrere alla formazione culturale dei giovani al di là dell’opera necessaria e doverosa della evangelizzazione. E’ da ventitrentanni che le famiglie hanno perso la loro prima e naturale funzione. La gran parte dei genitori, in modo del tutto egoistico, lasciano «pascolare» i figli come bestie. Spesso, o quasi sempre, non li contrastano per la paventata malposta paura di perderne l’affetto; essi non vogliono comprendere che la educazione produttiva avviene soprattutto con i «no». Si è arrivati, perciò, al punto di rendere questi nostri giovani sempre più immaturi, fragili e frustrati. La possibilità di ottenere facilmente tutto li ha spinti ad esasperare il loro credo nell’idea del possesso esclusivo, del «mio» a tutti i costi. L’evenienza di perdere la «morosa» per qualsiasi ragione è vissuta come dramma e come offesa all’amor proprio. Ecco perché conseguono, poi, gesti estremi di violenza, alle cui notizie non dobbiamo abituarci leggendo distrattamente i giornali o ascoltando i vari telegiornali, ma ognuno di noi deve contribuire ad estirpare le radici della violenza sia in famiglia attraverso la formazione educativa dei figli fin dai primi anni, sia a scuola come genitori attraverso un continuo dialogo con gli stessi educatori, vigilando, senza alcuna apprensione, sempre con assiduità e continuità.


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